LeviticoParashà n. 29

אַחֲרֵי מוֹת

Parashat Acharei Mot

Levitico 16:1-18:30

Il servizio più santo dell'anno, e i confini che tengono un popolo appartato.

Parashat Acharei Mot

Panoramica

Achrei Mot si apre nell'ombra della morte dei due figli di Aharon (Aronne) ed espone il servizio di Yom Kippur (il Giorno dell'Espiazione), l'unico giorno di ogni anno in cui il sommo sacerdote può entrare nella camera più interna del santuario. Da lì passa a leggi che custodiscono la santità della vita israelita: dove si possono portare le offerte, il rispetto dovuto al sangue e i confini della famiglia e dell'intimità. È una parashà sull'avvicinarsi alla santità con timore e sul vivere appartati dalle nazioni circostanti.

Avvicinarsi dopo la perdita

La parashà comincia ricordando la morte dei due figli di Aharon (Aronne), che si avvicinarono troppo alla presenza divina, e Dio parla a Moshé (Mosè) con un ammonimento nato da quella perdita. Aharon non può entrare nel Santo dei Santi, la camera più interna dove la presenza di Dio riposa sopra l'Arca, ogni volta che lo desidera. Solo in un giorno stabilito, e solo attraverso un servizio ordinato con cura, può passare oltre il velo e vivere. La vicinanza a Dio, insegna la Torà, è un dono di immenso potere a cui ci si deve avvicinare con riverenza anziché afferrarlo.

Il Giorno dell'Espiazione

Dio descrive nei dettagli il servizio di Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione. Aharon depone le sue vesti d'oro per un semplice lino bianco, offre un toro per espiare per sé e per la sua casa, e prende due capri per il popolo. Si tirano a sorte i capri: uno viene offerto a Dio come offerta per il peccato, e l'altro, portando i peccati confessati del popolo, viene mandato nel deserto ad Azazel. Aharon entra nel Santo dei Santi con una nube d'incenso e asperge il sangue per purificare il santuario, e la Torà stabilisce questo come statuto eterno: il decimo giorno del settimo mese il popolo si affligge e riposa, e si compie l'espiazione per tutto Israele.

Un solo luogo per le offerte

La Torà vieta poi al popolo di macellare le offerte dove più gli aggrada, come potrebbe fare in aperta campagna. Ogni offerta deve essere portata all'ingresso della Tenda del Convegno, così che il culto sia rivolto a Dio soltanto e non ai demoni caprini che alcuni erano tentati di servire nel deserto. Radunando tutto il servizio sacro in un solo luogo, la Torà protegge il popolo dallo scivolare di nuovo nelle usanze delle nazioni circostanti. Il culto, insiste, non è un'invenzione privata ma un volgersi condiviso verso l'unico Dio.

La vita nel sangue

La parashà insegna che il popolo non può consumare il sangue, poiché la vita di ogni creatura è legata al suo sangue, che Dio ha posto sull'altare come mezzo di espiazione. Chi caccia un uccello o un animale per cibo deve versarne il sangue e coprirlo di terra, trattando anche un pasto comune con rispetto per la vita che ha richiesto. Queste leggi instillano un profondo rispetto per la vita e per il mistero che la vitalità stessa di una creatura porta con sé. Mangiare con consapevolezza, suggerisce la Torà, è di per sé una forma di santità.

La santità della famiglia

La parashà si chiude con le leggi che custodiscono l'intimità della vita familiare, vietando i legami che ne violerebbero la fiducia e la santità. Dio inquadra queste leggi contrapponendole alle usanze dell'Egitto, dove Israele era vissuto, e di Canaan, dove sta andando, e chiama invece il popolo a camminare nei Suoi statuti e a vivere. La Torà ammonisce che tali violazioni contaminano una terra fino a che essa non può più sopportare i suoi abitanti, ed esorta Israele a custodire questi confini e a restare distinto. La santità, qui, raggiunge gli angoli più intimi della vita umana e chiede che anch'essi siano mantenuti fedeli.

Temi principali

  • La vicinanza a Dio è un dono di grande potere, da accostare con riverenza, mai da afferrare.
  • Un giorno all'anno, a tutto il popolo è offerto il dono dell'espiazione e un nuovo inizio.
  • Rivolgere ogni culto a Dio soltanto preserva un popolo dallo scivolare in altre vie.
  • Il rispetto per la vita è così profondo che perfino un pasto comune è trattato con cura.
  • La santità raggiunge gli angoli più intimi della vita e chiede loro di essere fedeli.

Haftarà

Uso ashkenazita

La haftarà, Ezechiele 22:1-19, è l'ardente atto d'accusa del profeta contro Gerusalemme come città che ha versato sangue e si è contaminata proprio con quelle abominazioni che la nostra parashà proibisce. Il suo ammonimento che tale corruzione inquina la terra finché non cade il giudizio riecheggia l'insegnamento della Torà che una terra scaccia chi ne viola la santità.

Uso sefardita

La haftarà, Ezechiele 22:1-16, è l'ardente atto d'accusa del profeta contro Gerusalemme come città che ha versato sangue e si è contaminata proprio con quelle abominazioni che la nostra parashà proibisce. Il suo ammonimento che tale corruzione inquina la terra finché non cade il giudizio riecheggia l'insegnamento della Torà che una terra scaccia chi ne viola la santità.

Libro

Levitico (ויקרא)

Capitoli

Levitico 16:1-18:30

ויקרא ט״ז:א׳ - י״ח:ל׳

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