Deuteronomio

נִצָּבִים־וַיֵּלֶךְ

Parashat Nitzavìm-Vayèlech

Deuteronomio 29:9-31:30

Un popolo stretto in alleanza, una promessa di ritorno e il mantello a un nuovo capo.

Parashat Nitzavìm-Vayèlech

Panoramica

Nitzavim e Vayeilech si leggono spesso insieme come un'unica porzione combinata, unendo l'alleanza del ritorno di Nitzavim con il commiato di Moshé (Mosè) di Vayeilech. La doppia lettura passa da un'alleanza che abbraccia ogni ebreo di ogni generazione, attraverso la tenera promessa che nessuno di chi si smarrisce è mai al di là del ritorno, fino al giorno in cui Moshé consegna la guida a Yehoshua (Giosuè), affida la Torà scritta a Israele e lascia in eredità un canto che li accompagni nel futuro. Insieme le due porzioni stanno sulla soglia fra gli anni del deserto e la vita che attende al di là del Giordano.

Voi tutti state qui

La lettura si apre con tutto Israele che sta insieme davanti a Dio per entrare nella Sua alleanza: capi e anziani, uomini, donne e bambini, fino al taglialegna e a chi attinge l'acqua. Nessuno è escluso, e in modo notevole l'alleanza vincola non solo i presenti, ma ogni generazione ancora a venire. Moshé mette in guardia dalla radice nascosta dell'idolatria e da colui che in segreto immagina di poter seguire il proprio cuore ostinato e trovare comunque pace. Distingue poi le cose nascoste, che appartengono a Dio, dalle cose rivelate, che appartengono a Israele e ai suoi figli perché ci vivano.

Torna e scegli la vita

L'alleanza lascia il posto a una delle promesse più piene di speranza della Torà. Anche dispersi ai confini della terra, predice Moshé, il popolo può prendersi a cuore il proprio esilio, tornare a Dio con tutto il cuore ed essere ricondotto a casa con cuori resi nuovi. Assicura loro che questo modo di vivere non è lontano nei cieli o oltre il mare, ma molto vicino, nella loro bocca e nel loro cuore. Chiamando il cielo e la terra come testimoni, pone davanti a loro la vita e la morte, la benedizione e la maledizione, e li esorta con tutte le sue forze a scegliere la vita.

Il commiato di Moshé

Ora comincia Vayeilech, e il tono passa al congedo. Moshé dice al popolo che ha centoventi anni e non può più guidarli nell'andare e nel tornare, e che Dio gli ha detto che non attraverserà il Giordano. Eppure li rincuora: Dio stesso andrà davanti a loro, e Yehoshua li condurrà oltre, alla vittoria. Chiamando avanti Yehoshua davanti a tutto Israele, Moshé lo incarica di essere forte e coraggioso, promettendo che Dio non verrà mai meno né lo abbandonerà.

La Torà affidata

Moshé mette per iscritto questa Torà e la consegna ai sacerdoti e agli anziani che portano l'Arca. Comanda che una volta ogni sette anni, nell'anno sabbatico durante la festa di Sukkot, l'intera nazione venga radunata, uomini, donne, bambini e stranieri, per udire la Torà letta ad alta voce, così che imparino a temere Dio. In questa grande assemblea, poi nota come Hakhel, ogni anima torna a essere una discepola. L'insegnamento scritto è destinato a essere l'eredità condivisa dell'intero popolo, mai il possesso di pochi.

Un canto per testimonianza

Dio chiama Moshé e Yehoshua alla Tenda del Convegno e appare in una colonna di nube. Predice, con dolore, che dopo la morte di Moshé il popolo si smarrirà dietro a dèi stranieri e infrangerà l'alleanza, e che seguiranno tempi duri. Perciò Dio ordina a Moshé di mettere per iscritto un canto e di insegnarlo a Israele, una melodia che rimarrà sulle loro labbra come testimone sincero quando avranno più bisogno di ritrovare la via del ritorno. Moshé finisce di scrivere la Torà e la fa porre accanto all'Arca, poi raduna l'assemblea per udire le parole del canto.

Temi principali

  • L'alleanza abbraccia ogni ebreo di ogni generazione, presente e non ancora nato.
  • Per quanto ci smarriamo, la via del ritorno è sempre aperta davanti a noi.
  • La guida è un deposito da trasmettere, con fermezza e con benedizione.
  • La Torà appartiene a tutto il popolo, riascoltata e riappresa in ogni epoca.
  • Un canto sincero può sopravvivere a un capo e richiamare a casa un popolo.

Haftarà

Quando le due porzioni si leggono insieme, la haftarà è Isaia 61:10 - 63:9, la settima e ultima Haftarà di Consolazione, cantata nello Shabbat prima di Rosh Hashanà (il Capodanno ebraico). La sua gioia nuziale e la sua visione di una Gerusalemme redenta riecheggiano i temi della lettura: alleanza, ritorno e un popolo portato avanti verso un futuro pieno di speranza.

Libro

Deuteronomio (דברים)

Capitoli

Deuteronomio 29:9-31:30

דברים כ״ט:ט׳ - ל״א:ל׳

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